h1

97. E fu la notte, la notte per noi

7 aprile 2015

«Alla fiera del G8, con un po’ di copertura, i manifestanti la polizia torturò.

E venne De Gennaro, che si mangiò il manganello, che in questura Fini portò.
E venne il bastone, che picchiò il manifestante, che non morse nessuno, e De Gennaro il manganello si rimangiò.

E venne Amato, che nominò De Gennaro (capo della Polizia).
E venne Prodi, che nominò De Gennaro (commissario straordinario per i rifiuti in Campania).
E venne Monti, che nominò De Gennaro (sottosegretario con delega alla sicurezza).
E venne Letta, che nominò De Gennaro (presidente di Finmeccanica).

Alla fiera del G8, con un po’ di copertura, i manifestanti la polizia torturò.

E venne Strasburgo che spense De Gennaro che bruciò il bastone che picchiò il cane che morse il gatto, che giustificò la Diaz con una conferenza stampa vera e una molotov finta, con un Poliziotto che si strappò la divisa (e disse che era stato accoltellato, ma poi fu condannato).

Alla fiera del G8, con un po’ di copertura, i manifestanti la polizia torturò.

E poi venne Orfini che disse «oddio».
E poi venne la Serracchiani che disse «valuti in coscienza».
E poi venne Renzi che non disse nulla.
E poi arrivò Cantone che disse «non può pagare lui per tutti».

O tutti promossi o tutti bocciati. In questo caso tutti PROMOSSI.

Alla fiera della giustizia, per due soldi, una mano nuova a Giuseppe Azzolina non gliela renderanno mai (a Giuseppe la Polizia divaricò le dita della mano così tanto che gli squartò la pelle fino all’osso).»

(via  facebook)

Oggi hanno deciso che, quella volta, fu tortura. Lo sapevamo già tutti, l’abbiamo sempre saputo, lo sapevo perfino io, a tredici anni, quel giorno di estate di quattordici anni fa, ma oggi l’ovvio ci è stato confermato, e ci dicono perfino che dobbiamo esserne felici, che dobbiamo sentirci tutelati da chi, in Europa, vuole impedire che una cosa del genere succeda ancora.

Tutta questa vicenda, il pozzo nero che è stato Genova, continua ad essere il vero spartiacque “politico” della mia esistenza. Dopo Genova niente avrebbe più potuto essere come prima, per la giovane me-cittadina. Anche se, da parte delle istituzioni, ci fosse stata una reazione giusta, concreta, responsabile, definitiva, sarebbe stato impossibile tornare a fidarsi del tutto di questa nazione, della sua capacità di amministrarsi e di difendere gli uomini e le donne che ne fanno parte. Le cose, per di più, sono andate come sappiamo, e il naufragio della verità nel mare dell’omertà più desolante, e vergognosa è una colpa che è e rimarrà sempre imperdonabile, e di fronte a cui non ci sono parole.

In questo scenario di apocalisse inevitabile, l’unica cosa che possiamo fare è continuare a pensare a quelle ossa rotte e a quelle teste spaccate, a quella gente che, dopo, raccontava: «Noi, a Bolzaneto, eravamo tutti sicuri che in Italia ci fosse stato un colpo di Stato militare. Se esistesse ancora uno stato democratico, pensavamo, non potrebbero farci questo. Se sta succedendo, vuol dire che la democrazia non c’è più». Fuori da lì, invece, lo Stato c’era, saldo e intatto al suo posto. Lo Stato c’era e assisteva alla distruzione del suo significato senza fare una piega, anzi continuando impunemente a diffondere menzogne, parziali verità e ipocriti tentativi di fornire giustificazioni. Lo Stato c’era e continuava indisturbato la sua corsa, distogliendo lo sguardo dal sangue, dai denti spaccati e dalle manganellate, come se niente fosse accaduto. Certo della sua impunità, e del suo potere.
Oggi qualcuno ha decretato che quel che accadde quel giorno ha un nome. Ma oggi, ormai, questa etichetta non può più essere d’aiuto a nessuno.

Ogni volta che ripenso a Genova, mi vergogno di non esserci stata. Mi chiedo se avrei potuto esserci, mi chiedo cosa dovrei fare, ora, in quanto cittadina, di fronte a ciò che è stato, e mi chiedo se è normale non saper trovare alcuna risposta a queste domande.
Nel dubbio, allora, mi limito a risnocciolare il rosario di tutto ciò che so di quei giorni. Per tenermelo presente, per non dimenticare nemmeno un dettaglio, nemmeno uno scricchiolio di ossa che tremano. Perché la mia vergogna per ciò che è accaduto è il sentimento più nobile che sento di poter regalare, a chi fu torturato a Genova.
E anche se questo non cambia di una virgola le cose, coltivo ugualmente questa vergogna.  Perché anche in questo caso, «mi pare confusamente che, per ciò che è accaduto in Italia, qualcuno debba almeno soffrire».

 

7 commenti

  1. ho fatto persino fatica a finire di leggere l’articolo su Internazionale che Ilaria ha postato su fb. Non era nemmeno una descrizione di tutto quello che hanno passato, era un semplice elenco. E stavo per svenirne. L’idea che nel nostro paese questo sia potuto accadere mi fa molto male. Molto. E anche se so che le cose vanno dette e sapute, e anche se le vado a leggere e le voglio sentire, ne ho ogni volta paura. C’ho paura della violenza fisica, come il Marietto (era il Marietto?) dei Piccoli Maestri: c’ho paura. Ma tanta tanta.
    PS: ma io pensavo che non scrivessi più! Mi devo proprio dar da fare!


  2. Hai toccato un argomento di fuoco e lo hai fatto seguendo uno stile narrativo perfettamente in linea con la tendezza agiografica di tutte le manifestazioni di piazza gestite da no global, libertari, rivoluzionari ante litteram & co.
    Non sono d’accordo sula tua analisi perchè quello che accadde alla Diaz è solo una parte di quel che accadde in quei giorni a Genova nelle strade e nelle piazze. Centinaia di criminali sfasciatutto si diedero appuntamento a Genova, in loro non c’era alcuna motivazione sociale o civile, erano fiancheggiati da loro complici che da furgoncini giunti alla spicciolata in città nei giorni precedenti servivano da magazzino per bastoni, molotov, e altro. L’intenzione era chiara e semplice: mettere una città a ferro e fuoco.
    Giuliani fu ucciso mentre cercava di colpire con uina bombola di gas due giovani carabinieri rimasti intrappolati contro un muro.
    Gli hanno intitolato un’aula parlamentare. Questo per me è il vero spartiacque, il punto di non ritorno per una società e una politica confusa e pavida. Non è questa l’Italia che voglio, quella in cui riconoscermi, per te mi sembra di capire che invece la tecnica della guerriglia urbana sia equiparabile a un’azione nobile ed eroica.
    Non capisco e non approvo e, devo dirtelo, sono spiazzato da questo post; dovrò rifletterci sopra, sul post e sulla blogger.


    • Enzo, scusami, ma di fronte ad affermazioni come “per te mi sembra di capire che invece la tecnica della guerriglia urbana sia equiparabile a un’azione nobile ed eroica” resto un po’ sbalordita, e anche offesa. Dove, nel mio post, avrei sostenuto qualcosa di simile? Dove avrei sostenuto le ragioni della guerriglia urbana?
      Io ho, ovviamente, delle idee a proposito di quel che è accaduto a Genova nel 2001, idee fondate su immagini che ho visto, documenti che ho letto, deposizioni ai processi. Penso che a Genova le forze dell’ordine non abbiano fatto nulla per isolare chi voleva approfittare di quell’occasione per mettere a ferro e fuoco la città, isolando le frange violenze dalla maggioranza pacifica dei manifestanti. Penso che chi doveva occuparsi di mantenere l’ordine abbia gestito la cosa in modo dilettantesco, talmente inadeguato da far pensare a una precisa volontà di generare il caos, e penso che il terribile caso di Carlo Giuliani sia lì a dimostrarlo. Penso che la gestione della protesta in quei giorni sia stata grottesca, farsesca e indegna di un paese civile: per citare un solo momento, dico solo che nel pomeriggio di sabato la polizia caricò un corteo – autorizzato e nella stragrande maggioranza pacifico – sparando sui manifestanti gas urticanti e lacrimogeni di cui non è mai stata appurata la natura, mentre a pochi passi gente vestita di nero sfondava le vetrate delle banche sotto gli occhi di interi reparti di poliziotti che, a non più di venti metri di distanza, guardavano e lasciavano fare. Questo è successo a Genova: si caricavano i pacifici e si lasciava mano libera ai violenti, per poter poi dire che “i no global avevano devastato Genova”. Ci sono migliaia di foto che dimostrano tutto questo.
      Questa mia accusa di incompetenza da parte di chi era incaricato di mantenere l’ordine a Genova, in quei giorni, si limita però all’analisi dei fatti di piazza. A proposito della Diaz e di Bolzaneto, invece, non si può assolutamente parlare di ingenuità, di mala gestione, di incompetenza: in quel caso, si parla di tortura, e finalmente oggi si può dirlo a chiare lettere. In quel caso, reparti di poliziotti si sono accaniti su gente inerme, scelta a caso, dando sfogo ai peggiori istinti dell’animo umano.
      A questo proposito io rivendico e sottoscrivo ogni parola che ho scritto, e vorrei averne di migliori, per dire veramente ciò che penso di quel momento.
      Io non ti conosco, Enzo, e non so qual è l’Italia che tu vorresti. Se è un paese in cui la polizia può liberamente entrare in una scuola in cui delle persone dormono, fracassare impunemente ossa e denti, trascinare la gente giù per le scale tirandola per i capelli, portarla in un carcere e lasciarla in piedi per ore obbligandola a cantare cose come “un-due-tre / viva Pinochet / quattro-cinque-sei / morte agli ebrei” (e questo è niente rispetto ad altre cose che sono successe in quella scuola e in quel carcere, in quei giorni), beh, mi spiace, ma non sono e non sarò mai d’accordo con te. Cose del genere non sono giustificabili mai, in nessun contesto, a nessuna condizione. Se anche le persone che dormivano alla Diaz fossero state tutte delinquenti, avrebbero dovuto essere fermate e trattate secondo la legge. Ma non erano delinquenti, erano gente qualsiasi che dormiva, e la cui vita dopo quella notte non è stata più la stessa.

      Spero di aver chiarito meglio il mio pensiero.


  3. Non hai bisogno di scusarti questa è una discussione tra persone che hanno opinioni diverse.
    Sapevo che il mio intervento avrebbe scatenato questo tipo di reazione; non sono un provocatore,sono uno che ha una idea diversa. Stop.
    Non intendo continuare su questa strada, la conosco troppo bene, conosco questa ideologia che ti muove e la sintassi che ne viene fuori. E’ la stessa del 1975, dei cortei studenteschi di allora, delle cariche dei celerini, dei compagni e dei fascisti, quella degli anni di piombo.
    La notte di cui scrivi forse avvolge te io sono al sole e commento poco ma quando lo faccio non mi accodo e dico quel che penso.
    Lo fai anche tu da posizioni diverse come diverso è il paese in cui vorremmo abitare, per esempio un paese in cui NON si intitola una sala del Parlamento ad un Giuliani. Ciao Giulia, non hai motivo di offenderti altrimenti dovrei averne anch’io.


  4. Tu hai ogni diritto di avere un’idea diversa, Enzo, ma vorrei capire sulla base di quali fatti sostieni che quello che è accaduto alla scuola Diaz sia in qualche modo giustificabile. Tu dici che io parlo “mossa da un’ideologia”, e forse sarà anche vero, ma prima o poi mi piacerebbe capire quale, dato che sinceramente non mi riconosco affatto nel mondo di cui parli tu, quello del 1975, dei fascisti e dei compagni eccetera. Sono cose di un tempo che non è il mio, di un’epoca che non mi appartiene, e che posso studiare e cercare di comprendere solo da fuori, da qui, da dopo, ma che certo non posso fare miei (senza il minimo rimpianto, te lo garantisco). Personalmente credo che il movimento no global sia stato il primo movimento di massa che – proprio a causa della sua natura più sociale che politica – abbia rotto con quelle logiche e con quel lessico, con i “rossi” contro i “neri”, provando a contrapporre i pochi che decidono alla massa di chi paga le conseguenze per le loro decisioni, a prescindere dal colore politico. Questo, però, è un discorso che chiama in causa altre tematiche e forse non è questo il contesto per affrontarlo.
    Qui, dal momento che stiamo conversando in un blog qualunque, privo di potere e di pretese, la domanda che ti pongo è: in base a quali norme del vivere civile la polizia ha avuto il diritto di fare quel che ha fatto a Genova quella notte? Ci sono dati e prove che dimostrano che le vittime della Diaz erano persone inermi e pacifiche, dati e prove che dimostrano che sono stati brutalizzati in modo arbitrario, dati e prove che dimostrano che dopo i fatti si è goffamente tentato di nascondere in quella scuola bottiglie incendiarie, dicendo che era a causa loro che i manifestanti erano stati arrestati. L’unico processo che ha dato un esito certo e incontestabile, a proposito di quella notte, è quello che ha accertato che quelle molotov le ha portate la polizia stessa. In base a quali criteri ritieni questi comportamenti giustificabili?

    Venendo al tuo riferimento a Giuliani, anche io trovo discutibile la scelta di intitolare a suo nome un’aula parlamentare. Mi pare una decisione sbagliata, propagandistica, assurdamente retorica e profondamente inutile (se non offensiva), e su questo probabilmente concordiamo. Però trovo molto più terribile che quel ragazzo sia morto (e forse già qui non concordiamo più), e indicibilmente più inaccettabile quello che è stato fatto quella notte alla Diaz e a Bolzaneto, da parte di persone in divisa che rappresentavano lo Stato, quindi anche me e te. Su quello che quegli uomini hanno fatto, ecco, su quello mi interesserebbe conoscere la tua opinione.


    • Quello che avvenne in Italia e in Europa tra il 67 e il 77 era la logica conseguenza di un’ideologia culturalmente dominante e attiva, molto attiva. Se vuoi credermi sulla parola perchè io nel movimento ci sonpo stato allora e nei cortei anche. So per esperienza personale che accanto a noi che sfilavamo senza nessunaltra intenzione che quella di gridare la nostra idea di allora c’erano un buon numero di personaggi che oltre all’idea avevano in serbo spranghe e molotov. Lo sapevano tutti dopo pochi minuti e non era possibile dire o fare niente pena l’ostracismo totale e la gogna: i katanga erano l’altra faccia del movimento inscindibile dall’idea ( secondo i nostri tutor). Sono passati gli anni ma sotterraneamente ( vedo) le dinamiche non sono cambiate Giulia. Nella Diaz quella notte dormivano assieme gente normale e piena di rabbia, gente che era a Genova solo per fare un po’ di casino o vederne a fare, criminali assoluti che si preparavano al rush finale dell’indomani. Non mi pare che ci fosse qualcosa di diverso dai cortei e dalle asemblee degli anni 70. La polizia eccedette certamente ma l’onda di sgomento e di accuse ( la notte di cui scrivi tu) non può essere legata all’irruzione dentro la scuola. Come si poteva distinguere? Non ci fu in quei giorni alcun corteo serio che non avesse in testa il proposito di entrare dentro la zona rossa e sfasciare tutto. La polizia fece quel che poteva assediata da un’opinione mediatica pilotata e acsenso unico: il caso dell’aula intitolata a carlo Giuliani, la richiesta incredibile del padre, sono figli della stessa logica e cultura. Ad esse io mi riferisco e da esse prendo le distanze. La morte è sempre un fatto tragico, farne un esempio, una strada da seguire, un monumento da esibire in questo caso lo trovo incomprensibile e non condividibile. Ciao


  5. […] in ordine di tempo riguarda Giulia di Millesecoli ma ci sono andato vicino anche con Melogrande e poi giù giù nei mesi con altri blogger più o […]



Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...