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88. Un gran mistero

29 marzo 2015

Domenica pomeriggio.

Giro la chiave della Signorina Felicita e, prima ancora di aver fatto in tempo ad arrivare alla rampa dell’autostrada, mi ritrovo invischiata in questo “Mambo reazionario”, che dura quattro minuti ma che riesce ugualmente a colonizzare tutti i miei pensieri fino a destinazione e oltre.

Il Mambo reazionario è una canzonetta facile facile, una cosa quasi da ridere, ma parla di tante cose su cui i miei pensieri non riescono a smettere di svolazzare, in questo periodo, come mosche dalle parti di un vaso di miele. Il mondo che il Mambo reazionario dipinge ha contorni che sono tanto banali quanto pungenti, fastidiosi come un maglione di lana che pizzica. Il mondo che questa canzone racconta fa venire le bolle sulla pelle, senza che si possa accusarlo di altro che della sua innocente normalità.

Il Mambo reazionario parla della banalità e della sua capacità di assimilare tutto a sé, parla del fascino sottile di quel che è comune, semplice, per bene, e della sua forza che gli fa sconfiggere anche chi, a parole, dichiara di essere alternativo, ribelle, fuori dagli schemi. Il Mambo reazionario dipinge, con tranquillità disarmante, un mondo in cui le griglie della norma sono ovunque, e in cui chi finge di non volerci entrare non è altro che una patetica imitazione della volpe di Esopo, ridicola prima di tutti agli occhi di se stessa.

Il Mambo reazionario parla di un mondo che fa rabbia e ribrezzo, ma che allo stesso tempo – proprio perché fa rabbia, proprio perché fa ribrezzo – vince su tutto a mani basse, senza che ci sia nemmeno la possibilità di combattere.
Quel mondo è tutto attorno a noi, e basta vederlo, giudicarlo, criticarlo, per essere già diventati sue vittime. Da quel mondo non è possibile chiamarsi fuori, non è possibile dichiararsi estranei, non è possibile liberarsi una volta per tutte. L’unica cosa che si può fare è resistergli con tenacia muta, giorno per giorno, senza acuti e senza prese di posizione troppo drastiche per essere vere.
Interrogandosi, nei ritagli di tempo, sul grande mistero del cambiamento impossibile.

Come farà a cambiare il mondo?
È davvero un gran mistero.

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