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86. La Grande Paura

27 marzo 2015

Ci deve essere una qualche ragione biologica, se la Grande Paura arriva quasi sempre di sera. Una ragione che risale, probabilmente, all’epoca delle caverne, quando alle orecchie dei nostri progenitori scimmieschi arrivavano messaggi che sibilavano qualcosa tipo “ora tu vorresti abbassare le difese, vorresti dimenticarti del mondo e pensare che è tutto a posto, lo so. E proprio perché lo so sono qui a impedirtelo, a ricordarti che là fuori ci sono mostri e fiere pronti ad aggredirti, e contro cui devi difenderti ogni singolo secondo della tua vita. Sono la voce della tua coscienza, che ti tormenta per salvarti, e che ti ricorda che mai, mai e poi mai, sarai davvero al sicuro”.

La Grande Paura, con gli strascichi che trascina con sé fino dentro la nostra vita di oggi, è cieca e stupida, irrazionale e furiosa. Arriva proprio nelle sere in cui non serve, si apposta dietro i pensieri come fanno i tarli nel legno, e da lì inizia a sussurrare. Biascica cose prive di senso, nascosta nel suo insospettabile retrobottega, e il suo potere di convincimento è grande proprio perché si poggia sul fondo di irrazionale che alligna in ciascuno di noi, e che è impossibile da esorcizzare, anche dopo anni di metodo scientifico, di allenamento al buon senso e di fede nella realtà.

La Grande Paura si apposta nella notte e suggerisce cose nere come il mondo da cui proviene, sfidandoti a resisterle. E in questa battaglia, che è una di quelle battaglie in cui si può solo perdere, ci si ritrova ad essere tutti un po’ pazzi. Tutti simili al protagonista di Bianca, tutti imprigionati in un mondo troppo crudele e troppo stupido, troppo pieno di minacce che si addensano dai quattro punti cardinali e si preparano ad avventarsi sulle nostre piccole vite. Un mondo in cui non si può essere al sicuro dall’invincibile pericolo delle cose che finiscono, e che sono il terreno di coltura in cui la Grande Paura trova forza e sostanza.
Fino a quando arriva il mattino, e il mostro si sgonfia, e si possono dismettere i panni del folle per tornare ad armarsi di fiducia e ragione. Fino alla prossima notte di atavico spavento.

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