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81. Il Processo

22 marzo 2015

Qualche mese fa, al lavoro, mi è capitato di leggere e impaginare un bel saggio – lucido, preciso, succinto: di meglio non si potrebbe chiedere – dedicato al tema del perdono e ai suoi indistricabili paradossi.
In quelle pagine, in mezzo a molte altre osservazioni interessanti, si faceva riferimento a un testo teatrale che non avevo mai sentito nominare, una strana e spaventosa tragedia che racconta la storia di un villaggio ebraico devastato da un pogrom, nel diciassettesimo secolo, e di tre cantori erranti che vi arrivano per caso, durante la festa di Purim, aspettandosi di trovare un pubblico disposto a guardarli recitare. Gli unici ebrei rimasti nel paese, però, sono un vecchio oste e sua figlia, disperati superstiti di quella tragedia che ha spazzato via la comunità e ha spezzato anche le loro piccole vite, lasciando solo il guscio vuoto di quel che erano stati.
Lì, in una notte piena di magie, di presagi e di minacce – perché, almeno a sentire il vecchio Pope ortodosso del villaggio, gli sterminatori stanno tornando per finire quel che hanno cominciato – viene messo in scena un macabro, terribile e umanissimo processo a Dio, che viene chiamato sul banco degli imputati perché risponda, se una risposta esiste, alle accuse che gli vengono rivolte dalle fiammeggianti parole dell’oste Berish.
Quel processo, tragico e ubriaco, avrà luogo ma non arriverà a sentenza: sarà un altro fuoco ad arrivare per primo, coronando nell’unico modo possibile la tragica sceneggiata di Purim recitata dai cantori e dal loro folle, lucidissimo ospite.

Oggi, in una domenica di nuvole, ho preso in mano il libro con la copertina gialla in cui è raccontata questa tragedia e ho letto la storia di Shamgorod, delle sue maschere, della sua accusa rivolta all’Altissimo e delle inevitabili conseguenze a cui quel grido conduce. E non c’era perdono possibile, nel mondo degli uomini, di fronte a questo macabro e surreale Processo.

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BERISH: Ha annientato la fiorente comunità di Shamgorod; ha seminato la morte […]. Se ci tiene a perseverare nelle sue vie, tanto peggio, che perseveri! Ma io, io non risponderò amen. Può schiacciarmi se vuole: io non reciterò il Kaddish. Può uccidermi, ucciderci tutti: io griderò che è lui il colpevole. […]

SAM: Veramente, taverniere, Dio vi benedice e voi l’ oltraggiate. Vi ha salvato e voi, voi lo addolorate!

BERISH: […] Se posso scegliere fra Dio e gli uomini, preferisco aver pietà degli uomini. Dio è grande: che si arrangi! Gli uomini non ne sono capaci.

One comment

  1. […] leggere un libro che parlava del perdono e dei suoi paradossi (e in cui si citava il terrificante Processo di Shamgorod). Considerato il tema, il saggio non poteva evitare di soffermarsi, almeno per un […]



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